Siamo una generazione tradita. E, si sa, dopo un tradimento è difficile tornare ad avere fiducia nelle situazioni, nelle persone, nelle istituzioni.

Noi millennials siamo stati traditi da genitori figli del boom economico degli anni ’60, eredi del mondo facile e consumista anni ’80. “Baby Boomers” che non ci hanno saputi preparare a un futuro che sarebbe diventata la nostra realtà. Ci hanno traditi drenando ogni risorsa con ingordigia per poi lasciarci un presente sterile, marcio, inquinato, corrotto, instabile. Senza nemmeno preoccuparsi di darci il manuale di istruzioni per proteggerci da esso.
Ci hanno fatto avere paura di tutte quelle nuove tecnologie che invece sarebbero diventate i nostri più remunerativi strumenti di lavoro, cercando disperatamente di mantenerci aggrappati a un passato inadeguato, l’unico che riuscissero ancora a comprendere e controllare.

Poi siamo stati traditi dalle istituzioni, che hanno caricato sulle nostre spalle tutto il peso delle sedicenti crisi, lasciandoci impossibilitati a mettere soldi da parte, comprare una casa, scegliere i nostri rappresentanti. In 3 parole: impossibilitati a scegliere.

Siamo stati traditi dai beni di consumo. Per anni siamo stati avvelenati da additivi, coloranti, conservanti, sostanze cancerogene di ogni genere e solo oggi, a fronte di una rivolta globale, abbiamo conquistato il diritto di sapere cosa mangiamo, il diritto di decidere se e come danneggiare il nostro corpo.

Siamo quelli che a fronte di un progressivo abbassamento del potere d’acquisto e un prelievo forzoso dei nostri beni, abbiamo risposto voltando le spalle all’economia del possesso, arrangiandoci come sempre. Condividiamo l’auto, viviamo in affitto, noleggiamo bici, scegliamo a chi dare un canone mensile per il nostro intrattenimento, che sia musica o un film.

Cosa potete prenderci, se niente è nostro?

Siamo quelli che – traditi dall’informazione – non credono più ai mass media e al contempo si sentono ancora dire dai genitori “Beh, se lo hanno detto in TV allora è vero“. Incompresi e diffidati dai nostri stessi familiari, abbiamo raccolto il nostro fardello e siamo partiti attraverso un mondo ostile, impreparati.

E, infatti, non ce l’abbiamo fatta.

Molti di noi sono tornati alla casa natale, sconfitti. Altri hanno preferito varcare l’oceano per coltivare la terra di novelli latifondisti australiani pur di non subire l’umiliazione del lavoro gratuito e la sensazione soffocante di non avere un futuro.

Ci sentiamo dire di non essere fedeli alle aziende in cui lavoriamo, perché dopo poco vogliamo cambiare. Allora noi chiediamo: ma le aziende cosa hanno fatto per meritarsi la nostra fedeltà?
Per questo siamo stati accusati di non avere voglia di lavorare, di pretendere troppo. In realtà abbiamo solo cambiato il nostro sistema di riferimento. Non ci interessa più la quantità, ma la qualità. Non ci interessa il prezzo, ma il valore. Non ci alletta l’oggetto, ma l’esperienza.

Possiamo anche lavorare gratis, ma alle nostre condizioni. C’è qualcuno disposto a sentirle?

Non siamo più fedeli a prescindere perché diffidiamo di tutto e tutti.

Ci sarà “brand loyalty” nella misura in cui i brand sapranno continuare a emozionarci, coinvolgerci, dandoci la possibilità di parlare liberamente di loro. Perché non ci piacciono i bavagli e siamo disposti a condividere online tutto ciò che pensiamo, pur di aiutare altri come noi a decidere se e quando comprare.

Questo fa tremare le gambe ai mercati.

Siamo ingestibili e non-compliant con i previsionali sui tavoli dei consigli d’amministrazione. Non è possibile prevedere il nostro comportamento perché abbiamo capito che essere prevedibili ci rendeva controllabili.

Le nostre scelte sono sempre più irrazionali, interconnesse, veloci.

Riuscirete a prenderci?
Beh, sarebbe semplicemente bastato ascoltarci.