
Le storie difficili possono avere un bel finale
Avrei preferito una vita più semplice, ma sai poi che noia raccontarla?
Il trait d'union di questa storia sarà il continuo evolvere e ricostruire. Senza frasi motivazionali, senza inserire "resilienza" ogni due paragrafi, un racconto onesto di una vita, la mia, perché penso che conoscere il modo con cui si affronta il quotidiano dica molto più di un curriculum.

"Mentre gli altri costruivano il loro futuro, tu eri impegnato a sopravvivere"

Ho avuto una vita serena fino all'età di 3 anni. I successivi 30 sono stati più complessi di una regia di Lynch. Però, ho contribuito alla stesura della trama.
La frase in apertura è la citazione di una famosa psicologa che ha risposto a una domanda ricorrente: perché gli altri alla mia età hanno già fatto questo e quello e a me sembra di essere sempre indietro?
Un giudizio troppo severo nei confronti di noi stessi rischia di allontanarci dalla realtà, togliendo consapevolezza rispetto a quanto abbiamo costruito e in quali condizioni ciò è avvenuto.
Se le condizioni al contorno sono favorevoli, abbiamo il tempo e la serenità per costruire.
Se, al contrario, cresciamo con importanti difficoltà, passeremo gran parte della nostra vita a cercare di sopravvivere e il nostro sistema nervoso imparerà a rimanere in una condizione di permanente senso di pericolo.
Nel mio caso, questa è stata una delle più feroci condanne, ma anche uno dei più forti stimoli per andare avanti e creare la mia realtà.
Non siamo fatti per stare male, però bisogna anche poter imparare come stare bene.
1990Nell'isola
Nasco a Faenza nel 1985, ma una serie di eventi avversi mi portano in Sardegna. Saranno anni dolorosi, soprattutto per una bambina così piccola, ma qualcosa di quella terra mi attrae al punto di volerci ritornare quando sarò grande.1995In "continente"
Tornata nella penisola ritrovo il mio amato papà, ma perdo quella dimensione umana e selvaggia che ormai aveva plasmato il mio modo di essere. Il Mal di Sardegna è permeante, il mio nuovo mondo mi è ostile e riverso tutto ciò che provo nella scrittura, nel disegno e nel canto.1999Vorrei, ma non posso
Vorrei intraprendere una carriera artistica, ma finisco all'ITCS linguistico e mi sento sempre più fuori posto. Non andando a scuola il sabato, inizio a lavorare al mercato e in qualche negozio. Senza rendermene conto, inizio a innamorarmi dei percorsi d'acquisto, dell'irrazionalità dei consumatori e di tante altre cose che saranno il mio futuro.2003Sliding Doors
Ottengo un primo PC senza connessione internet. Trovo al suo interno una copia di FrontPage e faccio un primo sito web per divertimento. Mi viene semplice, mi appassiona. Nel contempo, mi innamoro della psicologia e inizio a dare un nome e un cognome a tante situazioni che avevo osservato, vissuto, subìto. Era come aver ricevuto il manuale di istruzioni di un gioco complesso in cui ero protagonista.2005Le porte si chiudono
Non c'è la possibilità di mandarmi fuori sede a studiare psicologia. Vista la mia nascente attività di "web designer", ripiego su Information Technology & Management, salvo realizzare che stavo studiando argomenti distanti da ciò che vivevo sul lavoro e, in più, privi di fondamento visto il percorso scolastico. Una sconfitta che mi brucia relativamente, ormai ero innamorata della professione.

"Non c'è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"

Sono finalmente libera. Almeno così credo. Dispiego le vele e navigo veloce attraverso le tempeste, so che c'è una meta, me lo dice l'istinto, ma una carta nautica avrebbe fatto comodo.
Qui si apre il capitolo surreale che mi ha vista condensare cento vite in pochi anni. Mentre i miei coetanei si prendevano il tempo per sperimentare, io mettevo la pietra tombale alla mia giovinezza. A 21 anni divenni un'improvvisata madre di tre ragazzi, a 25 nacque mia figlia e a 28 io e lei eravamo sole. Con una mano gestivo una vita, con l'altra una professione.
Sono riuscita a tornare in Sardegna, vivere uno dei più dolorosi fallimenti professionali, alcune delle più brucianti delusioni umane ed ero solo all'inizio.
Tutto ciò che poteva andare storto, ci andò. Volevo solo crearmi un futuro in linea con ciò che desideravo, ma fu una successione di inizi e disfatte.
Ho imparato tanto, certo, ma a che prezzo?
Con l'istinto come bussola, nulla di materiale per le mani, ho capito quanto l'invisibile faccia la differenza. Pochi anni più tardi, avrei dato consistenza a questo concetto sotto il nome di "asset intangibili".
2007This is not America
Non potendo mantenermi con l'attività autonoma, intrapresi anche esperienze come dipendente. Commerciale estero, responsabile marketing e comunicazione. Non piacevo ai miei capi. Ero capace, ma "troppo propositiva" (cit.). Avevo ragione, ma "non dovevo mettere in cattiva luce i miei superiori che non conoscono la materia" (cit.). Faceva comodo la mia velocità di ideazione ed esecuzione, ma "metteva in cattiva luce i colleghi" (cit.). Mi chiedevano di togliere, limitarmi, tacere, spegnere l'entusiasmo. Meno di €1.000/mese per lavorare 10 ore al giorno, portare risultati e dover fingere di essere mediocre. Finirono lì i miei tentativi di stare sotto padrone.2010Ritorno nell'isola
Doveva essere la terra promessa, abbiamo perso tutto. Se mi chiedessero dove mi sono fatta le ossa, dove nascono le risposte che do in veste di advisor/mentor, quali master ho frequentato... dovrei rispondere che ho provato a fare impresa in Italia e in Sardegna. Senza entrare nei dettagli, in questa sede dirò solo che ho toccato con mano tutti i limiti burocratici, umani, normativi, giuslavoristici, previdenziali, finanziari, tanto del pubblico quanto del privato. Con una neonata tra le braccia ho meditato il suicidio. Avevo finito le risorse, le energie e le speranze. Ma al nostro cervello non piace l'idea di morire.2014E di nuovo sulla terraferma
Ho perso tutto, ma non ho perso me. E da lì dovevo ripartire. I miei studi mi fanno atterrare sul concetto di "cognizione abbigliata". Sì, non possedevo più nulla, ma se mi fossi vista solo per i miei asset tangibili, mi sarei comportata come una persona che non vale nulla. Però avevo esperienza, conoscenza, preparazione. Avevo asset intangibili e quelli dovevano lavorare per me.

"Pensa al momento in cui ti sei sentito più vivo che mai"

Quando bisogna ancorare una percezione positiva per allenare il sistema nervoso, io torno con la mente a un momento specifico che fu proprio in quegli anni straordinari, i miei "anni d'oro"
Il condizionamento dato dalla cognizione abbigliata funziona. Gli asset intangibili funzionano. Si può fare tutto senza avere niente, è qualcosa di straordinario.
Così è iniziata la mia scalata. In quattro anni ho ricostruito tutto, meglio. Gli eventi avversi continuavano, ma io ero inscalfibile. La fiamma dell'entusiasmo bruciava forte e mi mandava avanti.
Arrivò anche quel tanto agognato riconoscimento che da sempre era mancato.
Il mio nome girava, le persone riempivano le sale per ascoltarmi. Arrivò la patente, la guida sportiva, la BMW, l'assistente personale, i primi soci.
La posta in gioco si alza, così come i rischi, ma del resto si sceglie la carriera autonoma nella misura in cui si è disposti a rischiare.
Correvo veloce come il vento, nonostante i problemi del passato e quella maledetta depressione che cercava di portarmi via da ormai vent'anni. Ma funzionava, cavolo se funzionava. Fino al lockdown.
2018L'anno d'oro
Ero dove volevo essere. Riconosciuta come massima esperta di riposizionamento di marca, docente di master, relatrice in decine di eventi, talvolta anche moderatrice, di lì a poco avrei avuto una cattedra in università. Ero la "Professoressa Silvestrini". Davo ciò che avevo appreso, ricevevo ciò che non avevo mai avuto. Un equilibrio perfetto.2020Sliding Doors II
Qualcosa si ruppe. E non parlo del sistema economico o sanitario, ma di ciò che accadde dentro le persone. Il lockdown segnò il punto di non ritorno dove uscì la vera natura del singolo e dei grandi gruppi di persone. Per la prima volta dopo molti anni rimasi senza stipendio, fu un colpo difficile da sopportare. Installai un'app per propormi per fare le pulizie, ero ai ferri corti con il mio socio, non sapevo come fare da sola con una bambina. Accecata dalla disperazione e dal senso di sconfitta, accetto passivamente una poco allettante proposta di collaborazione e mi collego a una videocall con un prospect che mi sembrò l'ennesimo, bizzarro fuffarolo. Non sapevo di avere davanti il biglietto vincente della lotteria.2020Lasci o raddoppi?
Di fortuna, fin qui s'è capito che ne ho avuta poca. Ma in quell'ufficio mi giocai comunque tutto: passato e futuro nello stesso istante. Non capivo bene cosa mi stesse raccontando, Diego Barbisan. Parlava in modo pacato, ma la sua mente viaggiava veloce e le parole sfioravano appena l'interezza del disegno che aveva ben chiaro davanti. "Molla tutto e vieni a lavorare per noi". Mi stava chiedendo di abbandonare per sempre tutto ciò che avevo costruito e ricominciare nella sua organizzazione. Questo era chiaro, l'unica cosa chiara. Qualcosa dentro di me prese parola e pronunciai un semplice "OK". Non sapevo cosa avevo realmente accettato, ma sentivo che era la cosa migliore che potesse capitarmi. E avevo ragione.2021Ho un seme.
Poche settimane dopo, mi fece la domanda più difficile a cui abbia mai risposto: "Hai carta bianca: cosa vuoi fare?". Presi un powerpoint vuoto e lo intitolai "Ho un seme.". Scrissi cosa aveva senso costruire. Una società che colmasse le lacune del mercato consulenziale portando gli asset intangibili come focus principale. Si sarebbe perfettamente incastrata con la sua realtà che operava nella system integration, avremmo lavorato sull'ottimizzazione dei processi, sulla strategia di business. Stavo dando forma a qualcosa che era il medesimo disegno che aveva Diego nella sua mente, ma senza contorni definiti. Ci saremmo fatti molti nemici di lì a poco, ma almeno eravamo sulla stessa lunghezza d'inda. Da soli si va veloce, insieme si va lontano, no?

"Vivresti questo giorno, se durasse per sempre?"

Una domanda molto seria, con una risposta difficile. Avevo letto questa frase su un quadretto quando insegnavo a Brescia e da quel giorno me lo chiedo spesso. Ti consiglio di farlo a tua volta.
Arriviamo verso la fine della storia, perlomeno di quella parte che sento di voler raccontare.
La scrittura ha un potere incredibile. Bene o male lo si faccia, cambia la struttura del cervello, permette di cambiare prospettiva rispetto agli eventi, talvolta è proprio curativa.
Ho rivisto positivamente tante cose della mia prima infanzia, cambiando la percezione di me, facendomi una carezza anziché darmi un rimprovero, solo mettendo nero su bianco la mia storia, in un libro che dubito pubblicherò mai, ma è lì per me.
Anche questo spazio è per me. Se poi anche tu che leggi trovi conforto, una spinta in avanti, spunti per cambiare, ne sarò felice.
Se lavoreremo insieme, sarò ancora più felice. Se vorrai chiedermi di raccontarmi, è probabile che dirò di sì.
Per me, in questa seconda parte della mia vita, l'importante è sapere reciprocamente cosa si compra. Senza proclami, senza forzature.
Da soli si va veloci, insieme si va lontano, ma solo se la compagnia condivide gli stessi valori.
2021Mudra
Mudra non era nei piani. Nacque pochi mesi dopo il mio arrivo nella realtà di Diego a seguito della divergenza di visione tra noi e i soci storici. Va bene, fa parte del gioco. Anche questa è esperienza, fa sempre parte di quei capitoli tragicomici che insegnano tanto. Fatto sta che a novembre 2021, io, Diego e Nicola abbiamo deciso che era ora di viaggiare insieme, senza compromessi.2023Fare il CEO fa schifo.
Cosa mi porto a casa dai primi due anni di Mudra? Una scuola di direzione aziendale che penso non basterebbero 10 master per pareggiarne la densità di contenuto. Una marea di know-how che mi permette di essere mentor di altri CEO. E la consapevolezza che quelle tre letterine sono belle sulla carta, ma ti cambiano e non necessariamente in meglio. Essere amministratore delegato ti disillude, ti forgia, ti sfascia e ti costringe a fare i conti con la distanza tra un mondo giusto e un mondo reale. AD si diventa, ma nel farlo si lascia indietro una grande parte di sé che bisogna essere disposti a salutare per sempre. Questo, all'esame di direzione aziendale non ce l'avevano detto.2025Il Dharma sopra ogni cosa
Mudra si è trasformata milioni di volte. Il suo modello operativo, il gruppo di lavoro, i clienti, i fornitori, la comunicazione. Solo i suoi valori, scritti nel nostro Dharma, sono rimasti intatti e non c'è più grande soddisfazione nel vedere che chi arriva, come chi se ne va, lo fa in funzione della compatibilità con esso.oggiE Carlotta?
Carlotta è cambiata. Ha ricominciato a cantare, giocare alla playstation, dipingere, riaprendo quel capitolo che sembrava chiuso vent'anni prima. La montagna di studio che ho fatto in questi anni non mi ha permesso di diventare psicologa, ma forse faccio qualcosa di ancora più soddisfacente. Ho appreso nozioni e strumenti che posso usare ogni giorno per modificare in modo sano e strutturale la mia vita e trasferirli ai clienti. Questo mi piace. Forse, è la parte migliore della professione. Sogno ancora l'America, forse ci porteremo Mudra, chissà. L'unica cosa che conta, è la risposta alla domanda più importante: vivresti questo giorno se durasse per sempre?