Tempo fa scrivevo moltissimo. Non dico un articolo al giorno, ma due o tre a settimana li tiravo fuori con piacere e soddisfazione.

Adesso sono circa sei mesi che ho un blocco apparentemente irreversibile. Sto cercando di riprendere confidenza con la scrittura online, ma sono così nauseata da tutto quello che vedo, da aver perso qualsiasi stimolo.

 

Tra bufale, mezze verità, click baiting e falso sensazionalismo

Io sostengo che sia un problema di etica che si va via via perdendo. E non sono notizie come quella di Barbara d’Urso denunciata dall’OdG che ci salveranno dal tracollo. Ci sono almeno quattro comportamenti che stanno distruggendo quel mondo di informazione libera e indipendente che è il web.

Li analizzo con amarezza, uno per uno.

 

Bufala. E non sto parlando di mozzarelle.

Tutti possono scrivere, non tutti sono in grado di farlo, pochi controllano scrupolosamente le fonti. Il tempo a disposizione stringe, il budget basso, il pressing dai “piani alti” quasi insopportabile. Queste le condizioni di gran parte delle redazioni (ci sono passata anche io), se proprio non vogliamo cadere nel banale parlando di siti amatoriali. La bufala è a un passo da noi, è vero, basterebbe poco per evitare di inquinare la rete con notizie senza fondamenti, ma qui siamo di nuovo al problema etico: nessuna etica nel pagare adeguatamente personale con le competenze adatte, nessuna speranza di ottenere un contenuto di qualità.

Molto meglio dare un euro ad articolo (budget reale, non sto scherzando) a un sedicenne che sa a malapena cosa dovrà scrivere nella verifica di storia.

 

Le mezze verità. A questo punto era meglio una bugia

Quando bisogna portare l’acqua al mulino ci sono due modi per farlo. Uno plateale, facendo propaganda. Uno subdolo, scrivendo mezze verità. Al momento giusto, sfruttando il trend topic del momento, si rifila con nonchalance quel dettaglio (sottoforma di articolo) che va a dare peso alla teoria che si desidera appoggiare. Niente di più semplice, le persone vengono influenzate all’istante durante la lettura e involontariamente si creano un’opinione sulla base di quanto passa davanti ai loro occhi.

 

Click baiting. La provvigione di AdSense davanti a tutto

Quando apri una pagina web e vedi un banner AdSense e magari ci clicchi sopra, il proprietario del sito in questione riceve denaro da Google (o meglio, dagli inserzionisti, leggi qui se desideri capire meglio). Se io pubblico una notizia con un titolo a cui è impossibile resistere, per esempio “Come dimagrire venti chili in un mese senza sport e senza dieta“, per quanto ti rendi conto che sia assurdo, la leva emozionale è troppo forte e tu cliccherai per appagare la curiosità. Il tuo click mi ha regalato una cifra variabile da pochi centesimi a qualche euro. Moltiplica per migliaia di visite al mese, o al giorno e fai due conti.

Epico lo sciacallaggio ricorsivo de l’Unione Sarda di ieri, che per contestare il click baiting altrui (pubblicazione di una foto falsa di Schumacher dopo il coma), ne fa uno peggiore, scrivendo un titolo onesto nell’articolo interno, ma “dimenticando” un dettaglio in quello sui social:

Lo sciacallaggio ricorsivo de L’Unione Sarda sulla prima foto di Schumacher dopo il coma

Falso sensazionalismo. Siamo sbarcati sulla Luna! (Quarant’anni fa.)

Dare una notizia “bomba”, sempre attraverso un titolo (ricadiamo nel click baiting anche qui), che poi quando andiamo ad aprire non solo è qualcosa di già risaputo, ma spesso e volentieri… non c’è proprio nessuna notizia! Hanno fatto scuola  molti blog di settore (qualsiasi settore, porca vacca…).

Classico il decalogo dell’aria fritta. “Ecco i dieci modi per fare soldi senza lavorare“, “Scoperte le cinque regole per piacere al tuo lui” e altre cialtronerie simili, farcite di luoghi comuni e ovvietà senza ritegno.

 

Insomma, io stessa ho smesso di leggere quasi tutto quello che mi passa davanti.

Quindi mi chiedo perchè mai devo scrivere per mandare le mie parole, frutto di ragionamenti e tempo passato davanti al pc, in quella che ormai è diventata una gigantesca discarica.