Vuoi uccidere qualcuno? Usa un titolo. Focus, Butac, Lercio e le mezze verità

Non ho niente contro gli improvvisati. Ma contro chi fa danni sì.
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Io lo capisco che non viviamo d’aria e i profitti generati da AdSense fanno gola. Però bisogna iniziare a mettere dei confini, perchè quello che sta accadendo ha del grottesco.

Innanzitutto vi do una bella notizia: la buona informazione fidelizza gli utenti e un utente fedele porta molto più profitto di un click sporadico. Detto questo, passiamo ai fatti.

In principio era il Cloud Seeding, poi sono diventate Scie chimiche

Partiamo dal presupposto che dietro molte notizie per così dire “virali” – anche delle bufale, sì – c’è un fondo di verità e questa è stata distorta.

Il caso che mi fa più sorridere è quello delle Scie Chimiche, che ancora non ho capito da dove sia nato a livello di teoria del complotto, ma che penso basterebbe leggere qualcosa di più sulla tecnica di Cloud Seeding per capire da cosa nasce il fraintendimento e spiegare con tranquillità a chi pensa che i cieli vengano costantemente irrorati da Alitalia che c’è un solo motivo per cui non è possibile per come viene raccontato: o si porta su il liquido sospetto o si portano su i passeggeri.

Ma non è questa la sede dove approfondire e io stessa non ho le competenze ingegneristiche per farlo.

Mi chiedo solamente perchè nessuno (a parte me in un vecchio articolo per un giornale online) cerchi di far rappacificare scientisti e complottisti spiegando il misunderstanding

Come nascono le mezze verità? Il caso della cancerogenicità della carne rossa

L’ultimo (disastroso) caso di guerra tra le parti online riguarda la potenziale cancerogenicità della carne rossa. Se ne parla da molto tempo e a seconda del meteo la verità del giorno cambia. Oggi è una bufala, domani è vero perchè l’ha detto Veronesi, dopodomani Veronesi è un cazzaro perchè finanziato dalla lobby dei vegani, fatto sta che tutto questo viene solidificato nella mente delle persone solo ed esclusivamente attraverso un’arma micidiale: IL TITOLO.

Un esempio di ciò che succede in questi giorni sui social, quando leggi una notizia e Facebook ti propone sotto quelle correlate:

  • La verità la trovi in questo studio scientifico dell’IARC.
  • Focus esce titolando: OMS, salumi e insaccati ufficialmente cancerogeni (fonte)
  • Butac esce titolando: Carne rossa? Cancerogena! | Bufale un tanto al chilo (fonte)

Il risultato del click baiting? Metà social smetterà di mangiare qualsiasi cosa contenga carne rossa perchè sennò si ammala di cancro e l’altra metà si abbufferà senza ritegno della stessa perchè tanto è una bufala.

Il vero problema del click baiting è che dal titolo ci si fa un’opinione definitiva.

 

Vuoi uccidere qualcuno? Usa un titolo.

Pensaci. Quante volte ti sei soffermato ad approfondire una notizia seriamente? Tranquillo, non sentirti in colpa. Anche io ogni tanto ho fretta, non leggo e ricondivido spinta dall’emotività. 

Ora ti chiedo di riflettere su un’altra cosa. Quante volte hai “deciso” che un fatto era assumibile come veritiero solo leggendo un titolo? Quante volte hai deciso che una persona era colpevole solo sulla base del tono del giornalista che ha scritto la notizia? Ti ricordi quante persone sono state rovinate dalla stampa seppure innocenti? Enzo Tortora ti dice qualcosa? E il padre del piccolo Tommy?

Focus, Butac, il TG e tutti quelli che devono prendersi delle responsabilità

Anche se l’etica ormai è andata a puttane, scusa il francesismo, io penso che sarebbe un ottimo esempio se i siti più influenti adottassero una sorta di netiquette dei titoli.

  • Focus avrebbe potuto scrivere: “OMS, pubblicato lo studio scientifico sulla potenziale cancerogenicità della carne insaccata”
  • Butac avrebbe potuto scrivere: “Carne rossa cancerogena: facciamo chiarezza”

E invece alla fine (involontariamente) diventa lo stesso gioco di Lercio, del Corriere del Corsaro e di tutti quei siti che hanno fatto le budella d’oro (vedi Catenaumana et similia) a suon di Adsense per poi ritrovarci in un mondo dove i melariani sono convinti che la cosa migliore sia campare con 6 mele al giorno e molti di essi hanno figli che potrebbero rimetterci la vita.

Il problema non è l’intento con cui si scrive un titolo, ma la conseguenza che esso ha sulle convinzioni e sulle abitudini dell’utente.

Pensiamoci un po’ su e cerchiamo di impegnarci per un web migliore.

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