Lettera aperta ai genitori (e ai figli): Se solo mi avessero permesso di iscrivermi a Psicologia…

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Questa lettera è per te che hai un figlio in procinto di diplomarsi, alle medie o alle superiori non fa differenza, anzi: se ormai deve scegliere l’Università sappi che è la tua ultima possibilità per fare la cosa giusta per lui. È anche per te, figlio, tra un whatsapp e l’altro, so che non hai tempo per queste cose pallose, ma questa è diversa, è davvero preziosa, può cambiare la tua vita.

Ho appena compiuto 30 anni e da qualche tempo ho capito che la più grande cosa che ho sempre fatto per i miei clienti è stata capire i loro problemi a livello di gestione della loro identità (brand) e trovare la soluzione migliore per risolverli. Sono sempre stata anche un’ottima consulente, gran parte delle conversazioni con professionisti e aziende sono culminate in un “grazie, mi hai illuminato“.

Penso, al di là di esperienza e studi accumulati, di avere una dote probabilmente nata dal fatto che fin dall’infanzia mi sono sempre sentita profondamente incompresa. Ero più matura rispetto alla mia età anagrafica e questo mi portava a non riuscire a rapportarmi con i coetanei e a suscitare negli adulti l’idea che io potessi reggere carichi ben maggiori rispetto a quelli che effettivamente avrei potuto sopportare.

Questa dote è la capacità di comunicare.

È una questione di istinto di sopravvivenza, quella spinta che nasce dal profondo di noi stessi che ci porta a cercare di risolvere i problemi più stressanti. Nessuno mi capiva, ho dovuto imparare a comunicare. Comunicavo attraverso tutto: scrivevo poesie, cantavo, suonavo, disegnavo, dipingevo, cucivo. Un bisogno disperato di trasmettere quello che ero, una piccola entità creativa.

La scelta della scuola superiore che costruirà le fondamenta del suo futuro

Quando fu il momento di scegliere la scuola superiore, molti compagni caddero nel tunnel del “vado dove vanno gli amici”. Lì un genitore deve diventare egli stesso psicologo, quello è il momento giusto di percepire che il figlio sta facendo una grossa cavolata e a costo di “metterselo contro” (paura legittima che abbiamo tutti, anche io che sono a mia volta madre), bisogna troncare una simile follia.

Bisogna avvicinarsi con delicatezza ai suoi sentimenti. Dirgli “capisco che per te gli amici siano la cosa più importante al mondo in questo momento, ma questa scelta è talmente importante per il tuo futuro, che io non la appoggerò, ma ti incoraggerò a tirare fuori il meglio di te, mandandoti in una scuola che ti permetterà di costruire le fondamenta del tuo successo“.
Non lo capirà, forse. Si arrabbierà. Molto probabilmente ti dirà che sei una persona orribile e ti odia, che non vuoi il suo bene. Passa oltre, fai ciò che ti sto consigliando. Lui non sa quello che vuole realmente, tu sì. Figlio non arrabbiarti se dico questo. Sei in preda agli ormoni, ai sogni, al bisogno di accettazione, è normale, fisiologico. Non ti piace sentirtelo dire, lo so. Ma ti chiedo un minimo di fiducia, vai avanti con la lettura, ne vale la pena.

Quali sono le sue attitudini? È portato per l’arte? Non voglio sentirti dire che il liceo artistico crea disoccupati, perchè se ha la mano buona, potrà diventare un grande artista come i miei amici artisti, graphic designer, illustratori che hanno successo in Italia e in Europa grazie alle loro doti.
Ha 10 in matematica (o si dice “ottimo”? Non sono aggiornata) e ama la scienza? Allo scientifico, subito! Potrebbe avere una carriera come ricercatore!
Non gli piace studiare? Che problema c’è, una buona scuola professionale come meccanico o alberghiero gli garantirà il lavoro prima di tutti gli altri.

Fatto sta che io non avevo amici, ma avevo le mie passioni. I miei genitori però mi imposero di prepotenza il liceo linguistico “perchè così dopo trovi lavoro”, dopo avere rigettato senza possibilità di replica il mio desiderio di andare:

  • Al conservatorio per imparare pianoforte e canto, in cui ero una brava autodidatta (no perchè i musicisti non hanno futuro)
  • Al liceo artistico per affinare le arti (no perchè è una scuola da drogati e poi dopo cosa vai a fare?)
  • Al sociopedagogico per poi iscrivermi a psicologia (no perchè è lontana, meglio se scegli una scuola vicina)

La scelta dell’Università, il rush finale.

Posto il fatto che il linguistico mi rimase prezioso perchè avevo imparato 3 lingue (inglese, francese, tedesco), per me fu una fatica bestiale studiare materie delle quali non mi importava nulla e nelle quali ero un disastro (fiumi di matematica e diritto). Ero molto infelice, ma cosa importava? “Dopo avrei trovato lavoro”

Mi diplomo sognando l’Università. Psicologia era la mia mèta, adoravo i labirinti della mente, il capire, l’interpretare, aiutare le persone a migliorare e migliorarsi (tanto che alle superiori improvvisavo delle terapie alle compagne, vero Alina?). Arriva il momento cruciale e anche lì le decisioni prese valutando solo il piano pratico mi affossarono.

Abitavo nella patria dell’Università, Bologna e i primi tre anni di psicologia erano solo a Cesena. “Ma cosa ci vai a fare fino a Cesena che a Bologna hai tutto?“. Stessa storia del sociopedagogico 5 anni prima. Smetto di protestare. Mi piaceva il mondo dell’informatica (cosa altro mi rimaneva, mi avevano bocciato tutto!) e opto per Information Technology. Passo brillantemente tutti gli esami di marketing che adoravo perchè erano pieni di psicologia applicata, ma mi blocco in tutto ciò che era analisi matematica.

Una questione di resilienza?

Fortunatamente nel contempo cercavo di applicare le mie passioni nel mondo del lavoro, quindi iniziai a intraprendere l’unica carriera disponibile: web designer. Mettevo l’arte e la psicologia nel web. Sopravvivenza, nulla di più. Ero triste, mi sentivo sopraffatta. Vuoi che tuo figlio si senta così? Tu, figlio, vuoi sentirti così?

Non c’è niente di eroico nella sofferenza. Io sono cresciuta vantandomi delle difficoltà della mia vita passata, ma sono cazzate. Se fosse stato tutto più facile sarebbe stato molto meglio, credimi. D’accordo, ora ho tante storie da raccontare, esperienze ai limiti dell’assurdo, ma a che scopo?

Una famiglia che agevola il figlio nelle scelte giuste, nel tirare fuori il meglio di sè, è una famiglia che consegna al figlio le chiavi per un futuro brillante.

Se io avessi avuto due genitori più lungimiranti e meno schiavi dei retaggi del passato, mi sarei laureata in psicologia e avrei avuto una carriera brillante, avrei aiutato tante persone. Perchè me lo sento dentro, lo so. Sono brava a farlo.

Oggi aiuto gli imprenditori. È una carriera bellissima, sono apprezzata e stimata, sono felice. Ma quanto mi è costato? Quanti anni ho passato a lasciarmi mangiare dal rimpianto di non avere insistito? E mia madre quanto ha sofferto e soffre tutt’ora dei rinfacci ricevuti?

Un dolore evitabile per i genitori e per i figli

Pensi che io sia stata in silenzio? No, non è da me.

Nei momenti difficili, quando il percorso scolastico scelto mi portava a sentirmi una fallita perchè era profondamente inadeguato alle mie attitudini, io andavo da mia madre e la aggredivo. Le urlavo che mi aveva rovinato la vita, che non mi aveva consentito di realizzarmi come volevo.
Penso che ancora oggi soffra tanto per questo.

Anche se la consolo, anche se la ringrazio perchè le lingue alla fine mi sono servite (ma non le preciso che anche all’artistico e al sociopedagogico le avrei studiate), anche se le dico che ho una carriera meravigliosa e amo aiutare le imprese, amo curare i loro brand.

E soffro anche io. Poco, ma soffro. Perchè se io avessi intrapreso questa vita professionale con gli strumenti di una laurea in psicologia, forse mi sarei realizzata molto prima e sarei stata ancora più brava, ancora più stimata, avrei scritto ancora più libri. Tutto sarebbe stato semplicemente più facile, forse, nessuno potrà mai saperlo.
È andata alla grande lo stesso, ma quanto mi è costato?

Il consiglio finale, a te genitore e a te figlio

Ho una bambina di quasi 5 anni. Le chiedo ogni giorno come si sente, cosa desidera, cosa prova. Cerco di capire chi è realmente. Non lo decidiamo noi, loro sono entità creative sin dalla nascita. Speravo amasse il pianoforte come me (brutto modo di proiettare le proprie insoddisfazioni sui figli, lo so), non sembra interessarle. È una bambina pragmatica. Ama la scienza. Ama i pianeti. Le ho regalato un visore di diapositive dello spazio per Natale. Era così felice.
Oggi le ho chiesto se l’anno prossimo le piacerebbe andare a scuola o preferisce un anno di asilo. Non ha le capacità per deciderlo questo, ma intanto la ascolto, cerco di capirla, di conoscerla.
Mi estraneo dal ruolo di “madre”, per scoprire chi è quel piccolo vulcano che mi segue ovunque. La analizzo, mi segno le cose più importanti. Quando sarà il momento dell’esame di terza media, avrò abbastanza informazioni per avere il coraggio – se occorre – di contraddirla e assecondare solo le sue attitudini, che probabilmente non conoscerà ancora perchè la sua priorità sarà la migliore amica.

Fatelo anche voi, mamma, papà, figlio o figlia. Parlate insieme. Cosa ti viene bene, figlio? Cosa ti piace da impazzire? Cosa ti riesce benissimo e senza sforzi? Cosa piace agli altri di ciò che fai? Ecco, quella è la strada. Dillo ai tuoi.
Genitore, hai capito bene? Se tuo figlio non sa bene dove parare, aiutalo a capire le sue attitudini. Ci sta che non lo sappia. Ci sta che ti dica che la sua strada è nella musica, ma strimpella e basta o “ha il manico”? Solo tu lo puoi sapere. Non sei in grado di capirlo? Parla con i docenti, con quelli che gli fanno il corso di chitarra, con la sua insegnante di canto, con i professori di tutte le materie.

Il futuro è nelle vostre mani, non buttatelo via. Rendetevi semplice la vita. È vero, può andare bene comunque (come può andare male), ma perchè non scegliere la strada più facile e con più possibilità di successo?

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