Il problema sociale della doppia spunta blu di Whatsapp

Vorrei smettere di scrivere per un web che diventa discarica
28 novembre 2014
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Nemmeno l’annuncio di una terza guerra mondiale riuscirebbe a scuotere le coscienze e a generare rumors come è successo quando ha iniziato a girare la voce relativa all’introduzione della famigerata “doppia spunta blu”.

Quando poi lo spettro si è palesato, le reazioni si sono fatte quasi grottesche: rabbia, sarcasmo, minacce di cessazione utilizzo… ne ho viste di tutti i colori.

Ma qualcuno si è chiesto quale sia il vero problema alla base? L’ho analizzato e voglio dirti cosa ne penso.

 

Risposte emotive e generazione di aspettative

Passando oltre alle solite farneticazioni sulla privacy, in un mondo sempre più simile a un Orwelliano set di 1984, penso sia tutto riconducibile al pessimo rapporto che abbiamo con l’emotività e gli schemi da seguire.

Mi mandi un messaggio, doppia spunta blu, sai che l’ho letto. Stiamo comunicandoper questo siamo su Whatsapp – quindi è logico che il testo viene recapitato e visualizzato nel dispositivo. Ciò che succede dopo non è colpa di Whatsapp o della doppia spunta blu. Tutto ciò che ne deriva è solo una risposta emotiva a quello che pensiamo o ci aspettiamo di dover fare.

 

Tra persone emotivamente mature, la comunicazione non viene compromessa dalla latenza del tempo di risposta. 

E già con questa frase potrei concludere il mio pensiero, non ci sarebbe molto altro da aggiungere.

Però si è scatenato il panico, tanto che ho letto il giorno dopo l’upgrade che Whatsapp pensa di fare marcia indietro rendendo la feature facoltativa. 

Sbrocchi perchè non ti rispondo subito? Beh, non deve essere un mio problema. 

Se proprio devo alleviare le tue dolorose insicurezze, sappi che posso avere lasciato il telefono acceso sulla conversazione e aver cambiato stanza, o che posso avere visualizzato il messaggio senza leggerlo, o chissà cos’altro.

C’è forse un problema di fiducia alla base? Hai dei dubbi sul fatto che io sia intenzionata a rispondere? Forse sarebbe meglio fare chiarezza tra persone adulte e consenzienti, piuttosto che sperare in un software che seppellisca le insicurezze evitando di “fare la spia”.

 

Se qualcuno spara, la colpa è della pistola.

Insomma siamo alle solite. L’adolescente si suicida perchè vittima di bullismo e la colpa è del social network, ti sparo e in galera ci va la pistola, tu ti incazzi perchè non ti rispondo e la colpa è della doppia spunta blu. 

Perchè siamo arrivati al punto in cui non guardiamo il progresso tecnologico come un’agevolazione del quotidiano, ma siamo sempre pronti a demonizzarlo come la causa di tutti i mali, mali che ci sono sempre stati, nell’ombra, lontani dallo schermo dello smartphone, dalle bacheche di Facebook, dall’homepage del giornale di turno.

Che sia il caso di iniziare a costruire una società dove la responsabilità individuale viene messa al primo posto?

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